pertinenza urbanistica

Il concetto di pertinenza urbanistica

Secondo i principi costantemente ribaditi dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato in materia di pertinenza urbanistica, il carattere pertinenziale rilevante ai fini urbanistici deriva dalla circostanza che le opere non comportino un nuovo volume e, dunque, comportino un nuovo e modesto volume tecnico così come definito ai fini urbanistici (Cons. Stato, Sez. II, 28/01/2021, n. 847).

L’intervento edilizio che modifichi significativamente lo stato dei luoghi, con manufatti autonomamente fruibili, non costituisce “pertinenza urbanistica”, bensì “nuova costruzione” e come tale necessita del previo rilascio del permesso di costruire (Cons. Stato, Sez. VII, 03/11/2023, n. 9481).

A differenza della nozione di pertinenza di derivazione civilistica, ai fini edilizi, il manufatto può essere considerato una pertinenza quando è non solo preordinato ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale ed è funzionalmente inserito al suo servizio, ma è altresì sfornito di un autonomo valore di mercato e non comporta ulteriore “carico urbanistico”, proprio in quanto esaurisce la sua finalità nel rapporto funzionale col fabbricato principale (Cons. Stato, Sez. VII, 28/08/2023, n. 7999).

La natura di pertinenza urbanistica

La natura di pertinenza può essere riconosciuta, ai fini edilizi, in presenza di un oggettivo nesso funzionale e strumentale tra la cosa accessoria e quella principale, nesso tale da consentire esclusivamente la destinazione della cosa ad uso pertinenziale durevole, il quale emerge se l’opera pertinenziale ha una dimensione ridotta e modesta rispetto alla cosa cui inerisce, tale da rendere l’opera priva di un autonomo valore di mercato e non comportante un carico urbanistico o una alterazione significativa dell’assetto del territorio; sicché non può ritenersi meramente pertinenziale un abuso che, pur avendo proporzione sensibilmente ridotta rispetto all’opera principale, presenta incontestate caratteristiche di rilevante dimensione, di autonomo valore di mercato, di rilevante carico urbanistico, e occupa un’area diversa e ulteriore rispetto a quella già occupata dal preesistente edificio principale (Cons. Stato, Sez. VI, 04/08/2023, n. 7548).

Pertanto, in materia edilizia la natura pertinenziale è riferibile soltanto ad opere di modesta entità ed accessorie rispetto a quella principale, quali i piccoli manufatti per il contenimento di impianti tecnologici e simili, ma non anche a opere che, dal punto di vista delle dimensioni e della funzione, si connotino per una propria autonomia rispetto a quella considerata principale e non siano coessenziali alla stessa. (cfr. Consiglio di Stato, sez. II, 11/11/2019, n.7689, Consiglio di Stato, sez. VI, 07/03/2022, n.1605).

D’altro canto va anche sottolineato che il rapporto di pertinenzialità può sussistere solo tra opere strutturalmente distinte e distaccate: non può, cioè, predicarsi la pertinenzialità di un’opera che risulti totalmente incorporata nell’opera principale, posto che in tal caso l’intervento si compendia in un ampliamento della superficie e del volume del fabbricato principale, senza che possa ravvisarsi una distinzione tra fabbricato principale e pertinenziale.

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