mobilità o scorrimento graduatoria

Mobilità volontaria o scorrimento graduatoria

Quanto al rapporto tra mobilità e scorrimento graduatoria, bisogna premettere che l’art. 30, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 165 del 2001, nel prevedere che le Amministrazioni prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, esprime un principio di carattere generale, fondato essenzialmente sulla preminente esigenza di conseguire il miglior impiego delle risorse pubbliche (quelle del personale dipendente e, di riflesso, quelle finanziarie).

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Al riguardo, la Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, con sentenza 18 maggio 2017, n. 12559,  – con riferimento all’art. 30, comma 2-bis D.Lgs. n. 165 del 2001 – ha evocato un quadro normativo di assoluto favore per il passaggio di personale tra amministrazioni rispetto all’assunzione di nuovo personale, che non può non riverberarsi anche sul rapporto tra ricerca di personale mediante mobilità volontaria e scorrimento delle graduatorie; anche in quest’ultimo caso, infatti, pur trattandosi di procedure già espletate, rileva comunque la provvista “aggiuntiva” di nuove risorse umane, al contrario dell’altra modalità in cui la copertura dei posti si consegue attraverso un’ottimale redistribuzione di personale pubblico già in servizio.

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Inoltre, la mobilità deve ritenersi estranea ai blocchi delle assunzioni nella pubblica amministrazione in quanto all’esito della sua realizzazione non vi è un vero e proprio aggravio di spesa per la pubblica amministrazione globalmente considerata, posto che – pur variata l’amministrazione di appartenenza – il numero complessivo dei soggetti impiegati rimane lo stesso, trattandosi di strumento di gestione funzionale all’organizzazione complessiva della pubblica amministrazione.

La procedura di mobilità prevale sul nuovo concorso

Invero, in base a consolidato orientamento giurisprudenziale dall’art. 30 comma 2-bis, D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 – secondo cui le Amministrazioni, prima di procedere all’indizione di pubblici concorsi finalizzati alla copertura di posti vacanti, devono attivare le procedure di mobilità esterna del personale di altre Amministrazioni pubbliche – si desume agevolmente la preferenza del legislatore per le procedure di mobilità esterna rispetto alle selezioni concorsuali e perciò anche rispetto allo scorrimento delle graduatorie concorsuali già pubblicate e tale prevalenza della mobilità rispetto al concorso ed allo scorrimento della graduatoria non risulta illogica, dal momento che risponde ad esigenze di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa preferire l’utilizzazione di personale con esperienza acquisita nell’esercizio dei compiti propri del posto da ricoprire, per aver già svolto la specifica funzione per un rilevante lasso di tempo continuativo, e perché si tratta di un lavoratore già stabilmente inserito nell’organizzazione della Pubblica amministrazione, non da reclutare mediante un’assunzione ex novo (così T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 27/09/2018, n. 1338; cfr. anche T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 14/06/2018, n. 1225; TAR Bologna, Sez. I, 4.12.2017 n. 794; TAR Campania, Salerno, Sez. I, 10.10.2017 n. 1465; Cass. Civ., Sez. lav., 18.05.2017 n. 12559; Consiglio di Stato, sez. III, 13/12/2016, n. 5231).

Motivazione mobilità rispetto a scorrimento graduatoria

Ne consegue l’inesistenza di un obbligo di speciale motivazione in merito alla scelta di procedere con la mobilità rispetto a quella dello scorrimento della graduatoria, trattandosi appunto di soluzione che privilegia la redistribuzione delle risorse umane tra le pubbliche amministrazioni in luogo dell’aumento del personale mediante nuove assunzioni “ulteriori” rispetto a quelle già previste dal bando di concorso e riferite a soggetti non vincitori ma idonei” (T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 11 febbraio 2014 n. 84).

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Peraltro, le stesse esigenze di contenimento della spesa pubblica (che valgono a ritenere prioritaria la scelta dello scorrimento rispetto all’indizione di nuovo concorso) dovrebbero coerentemente far ritenere ancora preferibile, in un’ottica di risparmio di spesa riferita al comparto pubblico allargato, proprio la prescelta procedura di mobilità, che presenta l’innegabile ulteriore vantaggio della valorizzazione di risorse umane già esistenti nel contesto della Pubblica Amministrazione allargata, e in tesi non “utili” ovvero non utilmente allocate nelle Amministrazioni di provenienza, per la loro più idonea sistemazione negli enti di destinazione, senza aggravi per la finanza pubblica, trattandosi di mera trasformazione soggettiva (dal lato del soggetto datore di lavoro) di un rapporto di impiego già in essere e già, dunque, gravante sulle pubbliche finanze.

Difatti, laddove l’Amministrazione decida di indire una procedura di mobilità volontaria, in alternativa allo scorrimento della graduatoria, essa esercita un potere discrezionale che, stante il favor legislativo per tale opzione, non deve essere specificamente motivato” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 7 febbraio 2014 n. 900).

Pertanto, è legittimo l’operato della PA che ritenga di coprire i posti vacanti in organico indicendo procedure di mobilità ex art. 30 del d.lgs. n. 165/2001, senza fornire motivazione alcuna in merito alle specifiche ragioni che l’hanno indotta a non utilizzare l’istituto dello scorrimento della graduatoria.

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